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Sconti successivi: perché 20% + 20% non è 40%

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Due sconti successivi del 20% non equivalgono a uno sconto del 40%: lo sconto reale è del 36%. Ogni ribasso si applica al prezzo che resta, quindi i fattori si moltiplicano: 4/5 × 4/5 = 16/25 = 0,64. Il prezzo finale è il 64% di quello iniziale e il risparmio, il 36%.

In una catena, la seconda percentuale si calcola sul prezzo rimasto, non su quello originale; questo dettaglio cambia tutto. La calcolatrice di percentuali verifica ogni passaggio con il valore esatto, e questo articolo usa le frazioni perché nessuna uguaglianza dipenda da un arrotondamento. Tutti i prezzi sono esempi ipotetici.

L’essenziale

Verdetto rapido per la tua situazione

Come si calcolano gli sconti successivi?

Gli sconti successivi si calcolano moltiplicando il fattore di ogni ribasso. Uno sconto del 20% lascia il prezzo a 4/5 del suo valore; applicarlo due volte dà 4/5 × 4/5 = 16/25 = 0,64, quindi si paga il 64% e lo sconto totale è del 36%.

Il fattore di uno sconto è sempre minore di 1, perché il prezzo scende; incatenare due ribassi moltiplica due numeri minori di 1. La percentuale, invece, non si moltiplica: 20% × 20% non significa nulla. Ciò che si moltiplica è il prezzo.

Delle 25 celle se ne tolgono una riga e una colonna (9 celle) e ne restano 16; l'area che resta è 16/25.

4/5 × 4/5 = 16/25 = 0,64; risparmio 1 − 16/25 = 9/25 = 36%.

Il modello ad area si legge direttamente: il quadrato intero è il prezzo iniziale. Togliere 1/5 delle righe è il primo ribasso del 20%, e togliere 1/5 delle colonne è il secondo. L’angolo tolto due volte non si conta due volte, quindi restano 16 celle e non 15. Quel 16/25 è la frazione esatta pagata, e la moltiplicazione di frazioni è l’operazione che la produce.

L’errore di sommare le percentuali

Un errore frequente è sommare le percentuali: 20% + 20% = 40%. Questa somma descrive due ribassi applicati separatamente al prezzo originale, non una catena. In una catena, il secondo ribasso si calcola sul prezzo già ridotto, più piccolo, e perciò il risparmio reale è un po’ inferiore alla somma.

Sommare le percentuali dà un risultato diverso dal prodotto dei fattori; solo il prodotto conserva il prezzo che resta.
✗ Sbagliato20% + 20% = 40%
✓ Giusto4/5 × 4/5 = 16/25 = 64%

1 − 16/25 = 9/25 = 36%.

Con un prezzo di esempio di 60 €, la differenza è visibile: il metodo sbagliato dice che il prezzo scende del 40%, fino a 36,00 €, mentre quello giusto dà 60 € × 16/25 = 38,40 €. I 2,40 € di differenza vengono dal secondo ribasso, che agisce su 48 € e non su 60 €.

Come si trasforma ogni percentuale in un fattore?

Ogni percentuale diventa un fattore sommando o sottraendo la sua frazione all’unità. Uno sconto si sottrae (1 − p/100) e un aumento si somma (1 + p/100). Il fattore è la frazione del prezzo pagata dopo la variazione. Una percentuale è un rapporto per cento, un rapporto con denominatore 100, e quindi si traduce in frazione senza approssimazione.

Variazione Calcolo del fattore Fattore
−10% 1 − 1/10 9/10
−20% 1 − 1/5 4/5
−25% 1 − 1/4 3/4
−30% 1 − 3/10 7/10
−40% 1 − 2/5 3/5
+20% 1 + 1/5 6/5
+50% 1 + 1/2 3/2

La tabella permette di incatenare le variazioni senza percentuali intermedie. Per passare da una percentuale alla sua frazione esatta si usa percentuale in frazione, e per il percorso inverso, frazione in percentuale. Così, 16/25 = 64/100 = 64%, e lo sconto è 100% − 64% = 36%.

I fattori si leggono anche come una scala di prezzi. Partendo da 100, ogni ribasso del 20% moltiplica per 4/5:

Due ribassi del 20% incatenati: ogni passo moltiplica il prezzo rimasto per 4/5.
Prezzo iniziale100
Primo ribasso del 20%100 × 4/5 = 80
Secondo ribasso del 20%80 × 4/5 = 64

100 × 16/25 = 64; il prezzo cala del 36%.

Verdetto: per confrontare offerte incatenate, il fattore è più affidabile della somma delle percentuali, perché conserva il risultato esatto a ogni passo.

L’ordine degli sconti conta?

No. L’ordine di due sconti non cambia il prezzo finale, perché moltiplicare le frazioni è commutativo: a/b × c/d = c/d × a/b. Applicare −30% e poi −10% dà 7/10 × 9/10 = 63/100; al contrario, 9/10 × 7/10 = 63/100. Si paga il 63% e lo sconto totale è del 37%.

Questa proprietà permette di riordinare i fattori senza problemi. Ciò che non si può fare è sostituire un prodotto con una somma: 63/100 non è 30% + 10%. Il confronto di frazioni stabilisce quale di due risultati è maggiore dell’altro quando le catene non coincidono.

Salire del 50% e scendere del 50% non torna al prezzo iniziale

Un aumento del 50% seguito da un ribasso del 50% non si compensano. I loro fattori sono 3/2 e 1/2, e il prodotto è 3/2 × 1/2 = 3/4: il prezzo finale è il 75% dell’iniziale, cioè il 25% in meno. Partendo da 100: 100 × 3/2 = 150, e 150 × 1/2 = 75.

Il motivo è che il ribasso del 50% si applica a 150, non a 100. Per tornare al prezzo di partenza, le due variazioni dovrebbero essere reciproche: salire del 25% (5/4) e scendere del 20% (4/5) lasciano il prezzo uguale, perché 5/4 × 4/5 = 1. Le percentuali non sono simmetriche: +50% e −50% non è un andata e ritorno.

Secondo articolo a metà prezzo e altre offerte

Le offerte sulla quantità si esprimono spesso come ribassi, ma la percentuale di risparmio non è quella che sembra. Il secondo articolo a metà prezzo non è uno sconto totale del 50%, e il 3 per 2 non equivale a metà prezzo. Per confrontarle con gli sconti percentuali bisogna scrivere il prezzo pagato come frazione del prezzo senza offerta.

Quanto si risparmia per articolo con il secondo a metà prezzo?

Con il secondo articolo a metà prezzo si paga 1 + 1/2 = 3/2 del prezzo di un articolo per portarne via due, quindi ciascuno costa 3/2 ÷ 2 = 3/4. Il risparmio per articolo è 1 − 3/4 = 1/4, cioè il 25%. Su un prezzo di esempio di 60 €, due articoli costerebbero 120 € e se ne pagano 90 €, cioè 45,00 € per articolo.

Tre per due: paghi 2/3 e risparmi il 33,3…%

Nell’offerta 3 per 2 si prendono tre articoli e se ne pagano due, quindi si paga 2/3 e il risparmio è 1 − 2/3 = 1/3. Quel terzo non è un decimale esatto: 1/3 = 0,3333…, e lo sconto è del 33,3…%, non esattamente del 33,3%. Su un prezzo di esempio di 60 €, tre articoli costerebbero 180 € e se ne pagano 120 €, cioè 40,00 € per articolo.

Tre offerte comuni e la frazione del prezzo di riferimento pagata con ciascuna.

pagare 2/3 → 33,3…% in meno · pagare 3/4 → 25% in meno · pagare 7/10 → 30% in meno.

Verdetto: se l’obiettivo è il prezzo più basso per articolo, il 3 per 2 (33,3…% di risparmio) batte il secondo articolo a metà prezzo (25%).

Quale offerta è migliore con un prezzo di 60 €?

Con un prezzo di riferimento ipotetico di 60 €, le offerte si ordinano per prezzo finale. La tabella usa frazioni esatte e lascia l’arrotondamento ai centesimi alla fine.

Offerta Fattore Frazione Prezzo finale Sconto
Due ribassi del 20% 4/5 × 4/5 16/25 38,40 € 36%
Un ribasso del 40% 3/5 3/5 36,00 € 40%
Un ribasso del 30% 7/10 7/10 42,00 € 30%
−30% e poi −10% 7/10 × 9/10 63/100 37,80 € 37%
Secondo articolo a metà (2 articoli) (1 + 1/2) ÷ 2 3/4 per articolo 45,00 €/articolo 25%
3 per 2 (3 articoli) 2/3 2/3 40,00 €/articolo 33,3…%

Nelle ultime due righe il prezzo finale è per articolo: con il secondo a metà prezzo si pagano 90,00 € per due, e con il 3 per 2, 120,00 € per tre. Il confronto giusto è sempre per articolo o per lo stesso numero di articoli; la guida sul prezzo per unità sviluppa il metodo generale.

L’ordine della tabella mostra un’idea controintuitiva: due ribassi del 20% (36%) stanno sotto un solo ribasso del 40%. Il ribasso forte agisce una volta sul prezzo intero, mentre la catena distribuisce l’effetto in due passi con una base sempre più piccola. Verdetto: con questi numeri, il ribasso unico del 40% è il migliore e il secondo articolo a metà prezzo è quello che risparmia meno per articolo.

Esempi risolti, dal facile al difficile

I tre esempi usano fattori e frazioni, quindi il risultato è esatto prima dell’arrotondamento.

Esempio facile: un solo ribasso del 25%

Supponi che un prezzo di 80 € scenda del 25%. Il fattore è 3/4, quindi il prezzo finale è 80 × 3/4 = 60,00 € e il risparmio, 20 €, cioè 1/4 di 80. La frazione di una quantità calcola direttamente questa operazione.

Esempio tipico: due ribassi del 20%

Un prezzo di 60 € scende del 20% e poi di un altro 20%. Passo per passo: 60 × 4/5 = 48,00 €, e 48 × 4/5 = 38,40 €. In un colpo solo: 60 × 16/25 = 960/25 = 38,40 €. Se il secondo 20% si applicasse al prezzo originale, il risultato sarebbe 60 × 3/5 = 36,00 €, un’altra offerta: per questo bisogna sempre guardare la base di ogni sconto.

Esempio con decimale periodico: uno sconto di un terzo

Un prezzo di 60 € scende di un terzo. Il fattore è 2/3 e il prezzo finale è 60 × 2/3 = 40,00 €. Lo sconto, in percentuale, è 1/3 = 33,3…%. Quel decimale non termina: 0,3333… continua all’infinito. Scrivere 1/3 = 0,333 sarebbe falso; la cosa giusta è tenere la frazione o usare 0,3333… e, se si arrotonda, scrivere 33,3% con ≈, non con =. Il risultato esatto si conserva sempre come frazione.

Prova tu: tre sfide con risposta

  1. Due ribassi del 10% su 90 €. Il fattore incatenato è 9/10 × 9/10 = 81/100. Il prezzo finale è 90 × 81/100 = 72,90 €, cioè il 19% in meno.
  2. Salire del 25% e scendere del 20% su 100 €. I fattori sono 5/4 e 4/5, e il loro prodotto è 1. Il prezzo torna a 100,00 €: le variazioni sono reciproche.
  3. Un 3 per 2 a 45 € per articolo. Si paga 2/3 del prezzo di tre articoli, quindi ciascuno costa 45 × 2/3 = 30,00 €.

Perché funziona moltiplicare i fattori?

Il metodo funziona perché una percentuale è un operatore che scala il prezzo. Uno sconto del 20% moltiplica per 4/5, e uno del 30% moltiplica per 7/10. Incatenare due sconti applica due scalature di seguito, e due scalature di seguito si compongono moltiplicando i loro fattori.

L’unità del sistema è il prezzo iniziale, rappresentato da 1. Il fattore del 20% è 4/5, minore di 1; quello dell’aumento del 50% è 3/2, maggiore di 1. Il prodotto di più fattori dice quante volte il prezzo iniziale viene pagato alla fine. Questa lettura si collega all’idea dello stesso intero e delle frazioni equivalenti: sostituire 4/5 × 4/5 con 16/25 scrive lo stesso prodotto in un altro modo, e la moltiplicazione è associativa.

Quando il metodo del fattore non basta?

Il metodo presuppone che ogni percentuale si applichi al prezzo rimasto. Se il secondo sconto si calcola sul prezzo originale, i fattori non si moltiplicano e le percentuali si sommano. Succede con le promozioni che annunciano “10% in più sul prezzo di listino”: lì il 10% non parte dal prezzo ridotto. Prima di moltiplicare, bisogna leggere su quale base agisce ogni sconto.

Il fattore è anche poco adatto quando la percentuale non è esatta. Uno sconto di 1/3 non si scrive come percentuale decimale finita, quindi mescolarlo con percentuali arrotondate introduce errore. Conviene tenere le frazioni e arrotondare una sola volta alla fine, ai centesimi. Inoltre il fattore confronta solo i prezzi: non considera spedizioni, minimi d’acquisto o se l’articolo extra serve davvero. Per questi casi, la calcolatrice di frazioni e la calcolatrice di percentuali permettono di rifare i calcoli con i numeri reali.

Due argomenti vicini completano l’idea. Per ricostruire il prezzo senza un’imposta, la percentuale si annulla dividendo, non sottraendo; vedi togliere l’imposta dal prezzo. E quando si confrontano margine e ricarico, due percentuali con lo stesso nome non misurano la stessa cosa; vedi margine e ricarico. I problemi di frazione del resto usano la stessa meccanica di applicare una frazione a ciò che resta dopo ogni passo. L’hub delle applicazioni raccoglie queste pagine.

In sintesi

Gli sconti successivi si riducono a una regola: trasforma ogni percentuale nel suo fattore, moltiplica i fattori e confronta le frazioni prima di arrotondare.

Domande frequenti

Perché 20% + 20% non è 40%?

Perché ogni 20% si calcola su un prezzo diverso. Il primo riduce il prezzo originale; il secondo, il prezzo già ridotto, che è più piccolo. Moltiplicare i fattori, 4/5 × 4/5 = 16/25 = 0,64, dà il risultato giusto: si paga il 64% e il risparmio è del 36%.

Come passo dalla frazione 16/25 a una percentuale?

Si amplifica la frazione fino al denominatore 100: 16/25 = 64/100 = 64%. Quel 64% è ciò che si paga, e lo sconto è 100% − 64% = 36%. La conversione da frazione a percentuale lo fa con qualsiasi denominatore.

Gli sconti si possono sommare in qualche caso?

Sì, quando entrambi si applicano alla stessa base. Se l’etichetta dice “20% + 10% sul prezzo originale”, entrambi partono dal prezzo iniziale e si sommano: 30% in tutto. Negli sconti successivi, invece, ogni percentuale parte dal prezzo rimasto e i fattori si moltiplicano.

Cosa significa 3 per 2 in percentuale?

Significa che si pagano due articoli su tre, quindi si paga 2/3 del prezzo e il risparmio è 1 − 2/3 = 1/3. Quel 1/3 è un decimale periodico: 33,3…%. Non è esattamente 33,3% né 50%, anche se l’offerta sembra regalare un articolo su tre.

Il secondo articolo a metà prezzo è uno sconto del 50%?

No. Si paga 3/2 del prezzo di un articolo per due articoli, cioè 3/4 per articolo. Il risparmio per articolo è 1 − 3/4 = 1/4, cioè il 25%. Il 50% si applica solo al secondo articolo, non all’intero acquisto.

Il metodo vale anche per gli aumenti di prezzo?

Sì. Un aumento del p% usa il fattore 1 + p/100, e più aumenti si moltiplicano come gli sconti. Un aumento del 20% e un altro del 20% danno 6/5 × 6/5 = 36/25 = 1,44, un aumento del 44%, non del 40%. Il metodo copre aumenti, ribassi e catene miste.

Passo successivo

Calcolatrice di percentuali Calcola il X% di una quantità, che percentuale è una parte o qual è il totale a partire da una parte.
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